Kaek
Conosco un posto...

Kaek e Afkar. Il pane e la carta saporita di Gerusalemme.

Afkar, in arabo idee, è andato in stampa per 14 anni.
Era scritto a preparato a quattro mani, da mio papà e da ammo Saleh, il suo amico del cuore.
I due, per un weekend al mese, si chiudevano in una stanza dell’Hotel National, in Zahra street, a Gerusalemme est, e preparavano la rivista più attesa nelle scuole arabe dei Territori palestinesi del ‘48 e, quando si poteva, anche nei territori occupati nel ‘67.

Afkar, in arabo idee, è andato in stampa per 14 anni.


Era un giornale davvero divertente, che conteneva tanta cultura generale, attualità, sport, letteratura, ma anche cruciverba, parole incrociate ed enigmistica. Era facile da leggere, con una bella grafica e accessibile a tutte le tasche.
Amavo molto Afkar, che per mio papà, già direttore di una scuola, era una vera passione: la sua piccola casa editrice era un lavoro in più che lui adorava.
Non si stancava mai, dopo la scuola faceva una pausa pranzo, caricava la macchina e poi usciva, guidando da sud a nord per distribuire il suo mensile alle scuole di tutte le cittadine arabe.
Ogni mese, al rientro dal suo weekend a Gerusalemme, arrivava accompagnato da un camion, carico di migliaia di copie del mensile appena stampate, pronte per la consegna.
Toccava a noi figli e cugini scaricare il camion, facevamo una lunga catena e ci divertivamo tantissimo a lanciarci addosso pacchi da 50 riviste.
Appena uscito dalla stampa, Afkar aveva un profumo indimenticabile, mi riempiva di gioia averlo fra le mani in anteprima, era una sensazione speciale, sapeva di fortuna… e di privilegio.

Quando finivamo di scaricare il camion, avevamo appuntamento con un’altra cosa da Gerusalemme: il Kaek.
Il Kaek di Gerusalemme ha un profumo inconfondibile, impossibile da dimenticare.
È un pane sottile, di forma prevalentemente rotonda, a cerchio, con una crosta dorata e sottile, coperta di sesamo tostato.
Il Kaek si può mangiare da solo, perché è già buono di suo, ma farcirlo lo rende esplosivo.
Si vende in ogni angolo e in ogni mercato a Gerusalemme est, ma mio papà era affezionato alla bancarella di Zaky, alla porta di Hebron nelle mura della città vecchia.
Zaky cuoceva il Kaek nell’antico forno di famiglia in un villaggio vicino, arrivava all’alba alla sua bancarella carico di Kaek e rimaneva lì finché non esauriva la scorta.
Mia mamma preparava le uova sode, za’atar e labaneh con un po’ di cetrioli e pomodori crudi, hummus, e formaggi vari per farcire a piacimento il Kaek.
Dopo aver scaricato tutto il camion, ci sedevamo a cerchio intorno a una tavola con una montagna di Kaek e piattini di ingredienti vari in mezzo, iniziavamo a farcire i nostri panini e a mangiarli uno dopo l’altro, non mancava il tè nero, ovviamente, finché il Kaek non spariva del tutto.
Ci alzavamo dalla tavola solo dopo averne mangiata ogni briciola.
Il Kaek è un patrimonio di Gerusalemme, che ovunque arrivi porta gioia, regala dei momenti indimenticabili ed è talmente buono da creare dipendenza.
Mentre sto scrivendo queste righe, i miei in Palestina sono seduti intorno a una tavola piena di Kaek, mio fratello era a Gerusalemme stamattina…

3 commenti

  • Gianna

    Ciao Iyas, a me il tuo racconto è piaciuto molto.
    Pensavo per farti rivivere momenti simili a quelli vissuti in gioventù in terra palestinese, di farti avere una copia del libro “Storia di una bambina farfalla di Gaza”. Di certo non avrà gli stessi odori, colori e linguaggio ma sono certa che qualche emozione saprà risvegliartela.
    La prossima settimana dovrei ricevere centinaia di copie del libro e daremo così inizio alla campagna promozionale basata su un passaparola per regalare o regalarsi una copia del libro che aiuterà a finanziare la continuazione delle cure per i bambini farfalla di Gaza.
    Nel frattempo ti allego il link della prima presentazione on-line del libro che abbiamo fatto un paio di giorni fa.
    Poi mi piacerebbe sapere cosa ne pensi perché a me sembra che sia stato un ottimo esordio.
    Durante l’evento si è creato un clima di calore umano che ha annullato la distanza che c’era tra tutti i partecipanti e ancora adesso continuo a ricevere commenti positivi sull’evento.
    Buon ascolto e buona visione e…
    a presto.
    Gianna
    https://youtu.be/W8q0ZiibPao

  • Clara

    Israele , e in particolare Gerusalemme , ti prende tutto , il profumo dei kaek ben disposti sui loro banchetti ‘ una di quelle cose che non dimentichi

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