Moggiadara
Non sono ricette

Sotto il cielo di Attil

La mia bisnonna aveva una vecchia casa ereditata, in tipico stile palestinese, con soffitti alti, una piccola cupola e delle grandi arcate, costruita su un dislivello che la faceva sembrare una villa, anche se non lo era.
Era stata arrangiata con argilla e pietre del posto, i contadini si facevano le ville così…

Le calde notti di agosto le passavamo sul terrazzo del primo piano, ascoltando i racconti sulla Palestina che non avevamo conosciuto, e ci addormentavamo contando le stelle sopra di noi.
Sì, dormivamo all’aperto. Per noi era la casa di campagna, dove passare qualche settimana d’estate in questo piccolo paese nella provincia di Tulkarem: Attil.

Il cortile della casa aveva alberi da frutto e di agrumi, c’erano un carrubo e un fico gigante e proprio dal fico si accedeva al tetto a cupola, dove il panorama e i tramonti erano da sogno.
La mia bisnonna era in perfetta salute ai tempi, una donna determinata e autonoma, viveva di rendita, dando in gestione i tanti terreni che possedeva.

Era serena e gioiosa, prepararci la cena era un momento di grande soddisfazione per lei.
Nella sua vita ha partorito nove figli, nessuno di loro vive in Palestina, figli e nipoti sono sparsi in tre continenti diversi, c’è chi è rifugiato in un campo profughi e c’è chi ha il passaporto del paese d’arrivo! Una famiglia di operai, contadini, insegnanti, medici e ingegneri, la tipica famiglia palestinese, insomma.

Lei continuava a ripeterci che era sempre felice quando a cena aveva almeno dieci ospiti, si sentiva di nuovo mamma e non bisnonna, con dieci bimbi per terra intorno al suo tappetino di paglia che aspettavano con ansia la sua cena prelibata.

Il suo piatto forte era la mogiaddara.
Non ci faceva toccare nulla, ma seduti su quel terrazzo guardavamo con ansia lei e la sua agilità nel muoversi da una pentola all’altra in quel cucinotto.

Le lenticchie nere non mancavano mai in quella casa, sempre pronte da lavare e buttare sul fondo del pentolone, con un pò di acqua, stecche di cannella e pepe nero. Lasciava che cuocessero a fuoco lento, aggiungeva poi il riso usando un bicchiere e per ogni bicchiere di riso ne aggiungeva quasi due d’acqua, poi copriva il tutto è lasciavo cuocere per una decina di minuti.

Nel frattempo tagliava una grossa quantità di cipolle che friggeva in una padella separata in abbondante olio extravergine.
Scopriva il riso e aggiungeva la cipolla con quasi tutto l’olio e lasciava per poche minuti ancora…


Il profumo della mogiaddara risveglia ancora oggi ogni ricordo estivo.
La pentola veniva svuotata su una vassoio d’acciaio rotondo e grande, ci sedevamo intorno, ognuno aveva un cucchiaio in mano e una ciotolina di yogurt davanti, da mettere sulla sua porzione di vassoio e mescolare con la moggiadara a piacimento…

Non esiste l’estate senza questi ricordi e ho sempre la voglia di rivivere, anche qui e ora, un momento di tale semplicità e magia.

2 commenti

  • Michela

    Che spettacolo, bellissimo ricordo d infanzia come sempre raccontato così bene da permetterci di riviverlo. Bravo

    La Maggi adora ha un aspetto buonissimo, vorrei provarla, forse senza yogurt.

    Non capisco, dalla foto, cosa manca negli ingredienti descritti… Ci sono quadratini arancio, sembra frutta.

    Purtroppo le pentole moderne ed i nostri strumenti di cottura non riusciranno mai a replicare il gusto dei cibi delle bisnonne ma se mi fai avere la ricetta ci provo.

    Buona giornata

    A presto

  • Mimmo Cortese

    Caro Iyas,
    Ci hai portato dolcenente nella tua infanzia e nella tua terra attraverso le parole misurate e pulite della tua scrittura, profumate degli odori che si sollevavano, intensi, durante la lettura.
    Grazie
    Un abbraccio
    MM

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