Conosco un posto...

Zalatimo, che amore

Per vederla, la mattina fingevo di avviarmi normalmente a scuola, ad Haifa.
Una volta a scuola, però, continuavo a camminare verso la ferrovia.
Con il treno raggiungevo Tel Aviv, e da lì, con un autobus partivo per Gerusalemme. Ci volevano 4 ore, ai tempi.
Arrivato a Gerusalemme mi dirigevo vicino alla porta di Yafa. Una volta lì dovevo solo attendere, a volte delle ore. Molto dipendeva dai check point che lei avrebbe dovuto superare, arrivando da Ramalla, per vedermi.

Sì, è capitato varie volte che all’appuntamento non si presentasse per niente e che io me ne dovessi tornare a casa, dopo ore, deluso. I cellulari non esistevano ancora e non abitavamo certo nella regione più facile del mondo: i nostri appuntamenti erano molto vicini alla definizione di “un terno a lotto”.

Quando riuscivamo a incontrarci, dalla porta di Yafa, dopo aver attraversato il quartiere cristiano, ci perdevamo in quello arabo. Avevamo poche ore a disposizione per stare insieme e il nostro rifugio, alla fine, lo trovavamo sempre da lui… Zaltimo.

Aperto nel 1860, a Gerusalemme lo conoscono tutti.
Dietro un angolo di Khan El Zeit sempre occupato da una bancarella che prepara spremute di melograno, di fronte alla moschea di Omar, si fanno 3 gradini e si accede al locale.
È una stanza piccola, vecchia e trasandata. Sulla sinistra la postazione del sig Abu Samir, sulla destra 3 tavolini e qualche sedia sistemata un po’a casaccio, appena prima del lavandino e del bagno.
Si racconta, però, che prima del ‘48 la famiglia avesse un altro piccolo locale che nascondeva una delle porte del Santo Sepolcro.

Zalatimo è specializzato in un dolce soltanto, Il Mutabbaq.
Una sfoglia sottilissima, impastata e stesa a mano. Il risultato, quindi, non è perfettamente uniforme, ma è giusto che sia così. Da Zalatimo la sfoglia viene riempita di formaggio bianco o noci, chiusa dai lati verso il centro e scaldata dentro il vecchio forno. Dopo 4 minuti, viene servita. Calda e croccante, con il qater (zucchero caramellato all’acqua di rose) e lo zucchero a velo.

Quando io e lei arrivavamo, i pochi posti a sedere erano sempre liberi. I nostri orari d’arrivo erano insoliti e così potevamo passare da Zalatimo gran parte del nostro appuntamento, in un angolo intimo, storico e tenero nella città vecchia, soli e lontani da occhi indiscreti.

Zalatimo oggi è un impero di pasticcerie disseminate in Palestina, Giordania e Golfo Persico, diviso tra fratelli e cugini vari. Ma la famiglia non ha mai chiuso il primo vecchio Zalatimo, e io spero davvero che non lo facciano mai.

2 commenti

  • Agostina

    Hai descritto un momento così intimo in modo poetico ed innocente che profuma di sentimenti spontanei mescolati al profumo e piacere di un dolce semplice ma pregno di dolcezza come il vostro incontro.
    Un giorno mi piacerebbe assaggiarlo così mi trasporterà sicuramente in quella atmosfera colma di vita.
    Presto ci abbracciamo

  • Grazia

    Grazie per questo racconto che mi ha riportato tra le strade di Gerusalemme e fatto ricordare i sapori dei dolci appena fatti e il calore delle persone. Il brulicare delle strade, che in questi giorni sono deserte, e i rumori del mercato, i colori della frutta appena raccolta e le signore che vendono foglie di vite e zataar sedute nella scalinata che va alla porta di Damasco (Bab al Amud). Gerusalemme è amore a prima vista, l’amore vissuto da mani che si stringono in vicoli nascosti o sui tetti dai quali si vede stagliarsi il Monte degli Ulivi che fa da cornice alla Cupola della Roccia. Oro, azzurro e verde. Grazie per la passeggiata!

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